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Estratto dal romanzo
"Atto d'amore" :
Nel Fiume
<< Ore 10,30.
Gli indumenti in lavatrice ruotano.
Per me questo elettrodomestico è sacro. No, non solo per me, credo sia sacro per ogni donna. Sei d'accordo anche tu? Ai tuoi tempi un lavoro di meno sarebbe parso una manna. Tirato mansueto un sorriso riesumato dalla conoscenza di anni faticosi cesella la tua bocca rimasta finora in penombra. Va be', contrariamente al mio mondo poco vitale e poco faticoso, vivevi in un mondo vitale ma faticoso. Sorridi paziente. Nonna, riesci a piazzare altrove la pesante pietra in mezzo al fiume? Il tuo sorriso si distende. No, non si sposta il masso incastonato nel fiume.
Nei giorni di bucato, le zie con secchi sulle braccia pieni di panni e tu con una conca piena in testa ed io con pezzi di sapone fra le mani procedevamo in fila indiana lungo la scala che man mano si stringeva sfociando nella scaletta scoscesa che scendeva nel fiume. Fino al termine della scaletta nonna e zie tastavano prudentemente con la punta del piede ogni scalino prima di poggiarvi la pianta. In cima io stampavo nel cervello l'inquadratura creata da due alberi con foglie a volontà intricati ad arco sopra la pietra del fiume.
Gradino dopo gradino mi appressavo al limpido fiume: l'acqua spumosa scorreva su pietre in pendio e lucente posava fra piccole pietre in circolo. In fondo sorseggiavo l'acqua di una fontanella che associava la sua frescura a quella del fiume e che deluse le promesse intanto che io crescevo perché perse la strada consueta.
Nell'acqua chiara si dondolavano anguille pigre, diventando facili prede per le zie che dalla sponda le acchiappavano con le mani o con tridenti improvvisati e che strillavano se giunta presso di loro intorbidavo lo specchio per lenire il bruciore dei piedi.
Su una pietra mi crogiolavo al sole come qualche lucertola amica vicina al mio corpo immobile, spiando tra ciglio e ciglio un vostro gesto di richiamo che mi invitava a zampettare nell'acqua fresca e a lavare dei drappetti che si cambiavano in drapponi intanto che gli anni andavano.
Andava per le lunghe il giorno di bucato perdurando fino a pomeriggio inoltrato dopo averlo iniziato a tarda mattina, sicché ad un dato punto il fiume era una smisurata vasca da bagno.
La pesante pietra in mezzo al fiume adempie al suo servigio settimanale: il lavandino solerte aiuta le donne a lavare i panni e a lavare se stesse.
Il sole attenua l'intensità della sua lampada e le piante s'ombrano e il fiume si raffresca. La giornata di diamante cambia dolcemente la sua luce colmandosi d'oro.
Un ragazzo è immerso nelle piante dorate che tremolano sulla sponda: le donne lavano i piedi da ore scalzi, arrotolano i vestiti rivelando le cosce, sbottonano i vestiti o sfilano le camicette.
Le donne terminano ed ergendo i secchi s'incamminano. La vecchia termina anche, sistema la conca sulla testa, raggiunge i primi gradini della scaletta e volta la faccia verso il fiume: la giovinetta è intenta a strofinare le gambe. La vecchia riprende a salire e si perde come le donne in cima alla scaletta.
Guardandosi attorno la giovinetta sbottona la camicetta. Incontra tra balenii verdi e d'oro gli occhi del ragazzo e abbassa la testa. Adagio toglie la camicetta e alzando la testa ritrova gli occhi nel fogliame. Riabbassa la testa e rialzandola subito getta gli occhi, togliendo adagio la maglietta, negli occhi scoperti che non sono impertinenti ma teneri.
Gli occhi scuri del ragazzo s'allargano: il minuscolo reggiseno s'allenta. La palla scura copre il bianco dell'occhio: il seno minuto accarezzato dal sapone si offre teneramente.
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