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La dottoressa e scrittrice Giuliana Frandi Devoti durante la presentazione del libro "Atto d'amore" (1993) della scrittrice Gioia Pareti ha commentato:

Così, la parola di Gioia Pareti è atto d'amore anche e soprattutto verso la terra, di cui la nonna è simbolo.
Un libro femminile e forte (ma probabilmente i due aggettivi sono sinonimi) di una forza basata proprio su questa religiosità nei confronti della terra. Religiosità in senso stretto, etimologico: legame sacro. Devozione tutta riassunta negli ultimi quattro versi di una bella poesia di Gioia Pareti:

"Cogliamo la terra 
baciamola
in ginocchio
più saggi"

Nel quotidiano "Il Secolo XIX", in seguito alla presentazione suddetta, è apparso, della giornalista Irene Pietronave, il seguente articolo:

E' stata la scrittrice Giuliana Frandi Devoti a illustrare le caratteristiche di un testo originale, ispirato dal profondo amore dell'autrice per la nonna, ormai morta ma sempre viva nella memoria, indissolubilmente legata a luoghi, persone, consuetudini, che testimoniano un'esistenza semplice e genuina, autentica.
Dopo i primi capitoli, dedicati alla rievocazione del funerale e dei giorni immediatamente precedenti e successivi ad esso, inizia un vero e proprio viaggio attraverso i ricordi, con la ricostruzione di una giornata tipica della vita di un tempo, quando l'autrice era ancora bambina o giovinetta. Le immagini del passato riaffiorano con spontaneità, nitide, suggestive e struggenti, proprio perché relative a un mondo felice, che si sente ormai irrimediabilmente perduto e, che acquista un fascino particolare al confronto con un presente piatto e deprimente.
Le tradizioni e le occupazioni di una volta (i preparativi per il Natale e per il Carnevale, il bucato al fiume, la preparazione dei cibi) vengono descritte con immediatezza, utilizzando uno stile molto personale, connotato dal frequente passaggio dalla prima alla terza persona singolare, quasi per osservare meglio, con più lucida obiettività, le vicende della scrittrice-protagonista. Queste sono state sempre accompagnate dalla presenza della nonna, vigile, discreta e irrinunciabile, visto che anche adesso, sebbene morta, forse proprio per questo, l'autrice la sceglie come guida: "Buonanotte, nonna. Viaggeremo di nuovo domani. A fianco a fianco nel futuro tu ed io: la tua esperienza e la mia vigoria."



Nel giornale letterario "Bacherontius", è apparso, del dottore e poeta Ugo Colla, il seguente commento:

Fin dall'inizio della lettura di
"Atto d'amore" di Gioia Pareti , si intuisce quanta importanza ha, nello stendersi del racconto, l'io narrante, la voce fuori campo, in questa pagina dove il dialogo nella forma del discorso diretto si presenta raramente.
Atmosfere di cose antiche e perdute, lenti gesti, un orologio senza lancette fa capire che si è al di là della normale dimensione del tempo, nel gioco delle sovrapposizioni di immagini che la memoria sa condurre.
Lo scenario, ricordando la definizione di Elena Bono, è la Liguria nera, ardesiaca dell'entroterra chiavarese dove l'autrice celebra il mito della campagna nell'alternanza di stagioni e colori, nei profumi di erbe e verdure, nei riti dei contadini al lavoro e delle donne riunite al fiume per il bucato, nei pranzi semplici e genuini che fanno ancora pensare ai mangiatori di patate immortalati da Van Gogh, nelle ore del primo sonno pomeridiano, durante la calura estiva, nel presepe che solo in campagna ritrova la sua origine, nella "pace riposata dei solai dove il rifiuto secolare dorme" (Gozzano). 
La donna d'oggi è pienamente consapevole della vita che prosegue e lo dimostrano efficacemente i pensieri ogni tanto rivolti a simboli della nostra civiltà quali la lavatrice, ausilio prezioso d'ogni donna. Tuttavia la sua modernità ama convivere con valori di quel passato mirabilmente impersonato dalla figura della nonna, oltre che da altri riusciti ritratti, anche curiosi, di amici e parenti.
Senza nulla cedere al melodrammatico, l'io narrante Gioia Pareti esprime un sincero bisogno di continuità negli affetti e nei valori, di superamento dei confini del nostro essere, nel momento in cui piange la nonna appena scomparsa e lo fa con queste parole essenziali che, appena lette, già ci appartengono: "Vorrei dormire...e al risveglio non trovare il tuo corpo disfatto ma la tua anima dentro di me. Non voglio piangere, voglio conoscerti, al di là di questa stanza".




Nella rivista letteraria "Silarus", è apparsa, di Elisabetta Salati Di Iaconi, la seguente recensione:


Il romanzo di Gioia Pareti rientra in quel filone del "viaggio" a ritroso nel tempo che valorizza la memoria di persone, fatti e civiltà scomparse. La morte della nonna riporta la protagonista in un paese collinare dell'entroterra di Genova, tra le cave di ardesia e i campi coltivati. Con uno stile personalissimo, quasi da prosa d'arte, la Pareti rievoca interni, vita paesana, giochi infantili, tradizioni folcloristiche. Ella segue l'evolversi dei suoi pensieri e riscopre luci, movenze di un tempo incantato: quello dell'infanzia e dell'adolescenza. Riemerge la civiltà contadina, la vita semplice e parca d'un'Italia perduta. Al tempo stesso questo libro è un atto d'amore, un'occasione di confronto tra due epoche storiche, a metà tra l'autobiografia e la suggestione lirica